I Castelli di Bellinzona sono un patrimonio straordinario che va curato, reso accessibile e fatto conoscere. Il 27 settembre Bellinzona non dovrà però decidere se valorizzarli o meno: la vera domanda è se questo specifico progetto del Municipio sia davvero la strada giusta per valorizzare il patrimonio UNESCO, rafforzare il turismo e creare benefici concreti per la città.
Noi pensiamo di no. Non perché siamo contrari ai Castelli, ma perché leggendo i documenti ufficiali emergono diversi elementi che meritano di essere valutati con attenzione prima di votare. Alcuni riguardano i numeri e le previsioni economiche, altri il modello di gestione, gli accessi, il rapporto tra il complesso monumentale e la città. Soprattutto, c’è una questione che riteniamo centrale: attirare visitatori ai Castelli non basta, se poi Bellinzona non riesce a farli restare.
14,2 milioni di ricadute economiche:
una previsione, non una certezza
Uno degli argomenti più utilizzati a favore del progetto riguarda le ricadute economiche, indicate in 14,2 milioni di franchi. È una cifra importante e proprio per questo deve essere letta correttamente. Questo importo non deriva da un nuovo studio realizzato specificamente sul progetto sottoposto al voto, ma prende come base uno studio che utilizzava dati del 2014 e che stimava ricadute economiche per circa 7,1 milioni di franchi.
Per arrivare a 14,2 milioni si parte sostanzialmente dall’ipotesi che, raddoppiando i visitatori, possa raddoppiare anche l’indotto economico. È una proiezione, non un risultato già dimostrato. Una cifra ripetuta molte volte rischia facilmente di trasformarsi, nella percezione pubblica, da previsione a risultato quasi acquisito; ma l’economia turistica non funziona con una semplice moltiplicazione automatica. Più visitatori non significa necessariamente, nella stessa proporzione, più ricchezza per Bellinzona.
Una previsione non è una certezza. E più visitatori non significa automaticamente, nella stessa proporzione, più ricchezza per Bellinzona.
I Castelli possono attirare il turista.
Ma cosa lo fa restare a Bellinzona?
Questo, secondo noi, è uno dei punti centrali dell’intero dibattito. I Castelli di Bellinzona rappresentano una straordinaria attrazione e possono certamente essere uno dei principali motivi per scegliere la città come destinazione. Ma attirare un visitatore non significa automaticamente creare un forte indotto economico per la città. Se una persona arriva, visita il complesso monumentale e dopo poche ore riparte, Bellinzona avrà registrato un visitatore in più, ma il beneficio per bar, ristoranti, alberghi, negozi e altre attività locali potrebbe rimanere molto limitato.
Per creare davvero ricchezza sul territorio bisogna riuscire a far fermare il turista più a lungo. Questo significa collegare realmente i Castelli di Bellinzona al Centro storico, alla ristorazione, agli alberghi, ai commerci, alla cultura, agli eventi e ad altre attrazioni capaci di offrire un motivo concreto per restare. I Castelli possono essere il motivo per arrivare a Bellinzona, ma da soli non bastano a farvi restare il turista.
I Castelli possono essere il motivo per arrivare a Bellinzona. Ma da soli non bastano a farvi restare il turista.
Per questo una vera strategia turistica non può limitarsi ad aumentare il numero degli ingressi ai Castelli di Bellinzona. Serve un progetto di città capace di trasformare Bellinzona in una destinazione nella quale valga la pena fermarsi per diverse ore, per una giornata intera o anche per una notte. Questo significa collegare realmente i Castelli di Bellinzona al Centro storico, alla ristorazione, agli alberghi, ai commerci, alla cultura, agli eventi e ad altre attrazioni capaci di offrire un motivo concreto per restare.
La vera sfida non è soltanto portare più persone ai Castelli, ma trasformare Bellinzona in una destinazione nella quale valga la pena restare.

Castelli di Bellinzona e visitatori paganti:
quanto deve crescere davvero il progetto?
Oggi i Castelli di Bellinzona registrano circa 100'000 visitatori complessivi all’anno, ma quelli paganti sono poco più di 40'000. Il progetto punta invece a raggiungere dapprima circa 100'000 visitatori paganti e, successivamente, una fascia compresa tra 130'000 e 200'000 paganti all’anno. Questo significa immaginare un salto molto importante rispetto alla situazione attuale.
Non stiamo parlando di un aumento marginale, ma di una crescita che dovrebbe più che raddoppiare, e poi eventualmente triplicare o quadruplicare, il numero dei visitatori paganti. È quindi inevitabile chiedersi quali siano le condizioni concrete che dovrebbero rendere possibile un simile risultato e quanto il modello economico della futura gestione dipenda dal suo effettivo raggiungimento.
Quando numeri di questa portata diventano centrali per l’equilibrio della gestione, non sono semplici obiettivi promozionali: diventano una delle principali scommesse del progetto.
Quando la comunicazione del Municipio solleva più domande che risposte
Nel corso della campagna il Municipio ha presentato il progetto attraverso formule molto rassicuranti: più visitatori, maggiori ricadute economiche, accesso gratuito per i Bellinzonesi alla Corte interna di Castel Grande e valorizzazione del patrimonio UNESCO. Ma quando si confrontano alcune di queste affermazioni con i documenti ufficiali, emergono differenze che meritano di essere evidenziate.
“Patrimonio UNESCO ‘Fortezza di Bellinzona’”:
una formulazione che crea confusione
Sulla pagina ufficiale delle votazioni della Città il progetto viene presentato come «Progetto di valorizzazione del Patrimonio UNESCO “Fortezza di Bellinzona” comprendente tre Castelli, Murata e Cinta muraria».
Ma “Fortezza di Bellinzona” non è il nome ufficiale del bene iscritto nella Lista del Patrimonio mondiale UNESCO. Lo stesso titolo del Messaggio municipale 1019 distingue infatti chiaramente il marchio “Fortezza Bellinzona” dal patrimonio UNESCO «Tre castelli, murata e cinta muraria del borgo di Bellinzona».

Un marchio promozionale può essere legittimo. Ma un marchio non diventa per questo il nome ufficiale del patrimonio UNESCO.
La questione non è puramente semantica. “Fortezza Bellinzona” è già entrato nella comunicazione istituzionale, nel sito dedicato e nella promozione del complesso. Per questo ci sembra riduttivo rispondere semplicemente che «i Castelli di Bellinzona continueranno a chiamarsi Castelli». Il punto è capire quale identità si sta costruendo attorno all’intero patrimonio e perché, proprio sulla pagina destinata a informare i cittadini sulla votazione, il marchio venga accostato direttamente alla dicitura “Patrimonio UNESCO”.
Il confronto completo tra le argomentazioni presentate a favore del progetto e le nostre osservazioni, con dati e fonti ufficiali, è disponibile nel dossier dedicato alla votazione del 27 settembre.
Castel Grande gratuito per i Bellinzonesi:
gratuito o agevolato?
Anche sull’accesso alla Corte interna di Castel Grande la comunicazione richiede attenzione. Il materiale informativo più recente afferma che, con il progetto, la Corte interna diventerà a pagamento ma che per i domiciliati viene proposto un accesso gratuito, con modalità ancora da definire, ad esempio attraverso la tessera Bellinzona 360.
Il punto è proprio quel “modalità da definire”. Quando si chiede ai cittadini di votare su un progetto, sarebbe preferibile sapere prima del voto quali saranno concretamente le condizioni di accesso e non soltanto il principio generale.
Prima del voto, i cittadini dovrebbero conoscere le condizioni definitive. Non scoprirle dopo.
Una Fondazione per la gestione:
quanto controllo resterà al pubblico?
Con il progetto, la gestione del complesso passerà a una Fondazione chiamata ad assumere competenze molto ampie: gestione finanziaria, personale, promozione, contenuti culturali, manutenzione ordinaria e attività commerciali. I Castelli di Bellinzona resteranno di proprietà pubblica e nella struttura saranno rappresentati anche Città e Cantone, ma il cambiamento di modello gestionale è comunque rilevante.
La questione, quindi, non è parlare impropriamente di privatizzazione, perché non è questo ciò che prevede il progetto. La domanda più corretta è un’altra: quanto controllo diretto resterà agli organi politici eletti dai cittadini sulle scelte strategiche, economiche e operative della futura gestione?
I Castelli resteranno pubblici. Ma il modello di gestione cambierà profondamente.
Quando un bene di questa importanza storica, culturale e simbolica viene affidato a una struttura con ampia autonomia gestionale, riteniamo legittimo chiedere che responsabilità, controlli, competenze e margini decisionali siano spiegati ai cittadini con la massima chiarezza. Non basta sapere chi siederà nella Fondazione: occorre capire anche come verranno prese le decisioni e quale capacità concreta di indirizzo resterà alla politica comunale.
Il vero punto:
quale turismo vogliamo costruire per Bellinzona?
Alla fine, la nostra critica non riguarda soltanto singoli numeri, singoli accessi o singole scelte gestionali. Riguarda soprattutto la visione complessiva.
I Castelli di Bellinzona rappresentano già un patrimonio straordinario per la città. La vera sfida è costruire attorno ai Castelli di Bellinzona una città capace di trattenere i visitatori, farli vivere il Centro storico, portarli nei ristoranti, nei bar, negli alberghi e nei commerci, offrire eventi, cultura, attrazioni complementari e motivi concreti per restare.
Se il successo del progetto verrà misurato soprattutto dal numero degli ingressi, rischieremo di confondere la crescita delle visite con la crescita reale dell’economia cittadina. Se invece l’obiettivo sarà aumentare il tempo trascorso a Bellinzona, i pernottamenti, la spesa locale e il coinvolgimento del tessuto economico, allora il discorso diventa molto più interessante e molto più utile per tutta la città.
È su questo terreno che vorremmo vedere un progetto davvero ambizioso.
Non ci serve soltanto una città con più visitatori. Ci serve una città nella quale i visitatori abbiano motivo di restare.
Perché il 27 settembre diciamo NO
Il nostro NO non è un rifiuto dei Castelli di Bellinzona, della loro valorizzazione o del turismo. È un giudizio su questo specifico progetto, sui suoi presupposti economici, sul modello di gestione previsto e sulla capacità di produrre davvero benefici diffusi per Bellinzona.
Riteniamo che la valorizzazione dei Castelli di Bellinzona debba poggiare su obiettivi solidi, verificabili e inserirsi in una strategia turistica più ampia. Non basta aumentare gli ingressi, non basta creare un nuovo marchio e non basta presentare un pareggio contabile. Bisogna dimostrare come il progetto riuscirà a generare valore concreto per la città e per chi ogni giorno vi lavora, investe e vive.
Il 27 settembre non saremo quindi chiamati a scegliere tra chi ama i Castelli di Bellinzona e chi non li vuole valorizzare. Questa contrapposizione sarebbe semplicistica e sbagliata.
Saremo chiamati a decidere se questo progetto, così come è stato costruito e presentato, rappresenta davvero la strada migliore per Bellinzona.
Essere contrari a questo progetto non significa essere contrari ai Castelli di Bellinzona. Significa chiedere un progetto migliore per Bellinzona.
Per noi la risposta è NO.
Un NO che vuole essere anche una richiesta di maggiore chiarezza, di una visione turistica più completa e di un progetto capace di mettere realmente in relazione i Castelli di Bellinzona con il Centro storico, l’economia locale, la cultura, gli eventi, la ristorazione, gli alberghi e il commercio.
Bellinzona ha tutte le carte per diventare una destinazione più forte. Ma per farlo non basta contare quanti visitatori entreranno ai Castelli. Bisogna costruire una città nella quale abbiano motivo di fermarsi.
Approfondisci tutti i motivi del NO
In questo articolo abbiamo affrontato alcuni dei punti che riteniamo più importanti. Nella pagina dedicata alla votazione del 27 settembre trovi il dossier completo de Il Noce, con dati, confronti, documenti e fonti ufficiali.

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